Natasha ha preso il bus

Natasha ha preso il bus - foto Enea Corecco
Giov, 08/11/2018 - 20:45
Ven, 09/11/2018 - 20:45
Sab, 10/11/2018 - 20:45
Con il sostegno di: 

Coop Cultura
Unia
Cantone Ticino - Fondo Swisslos

di Sara Rossi Guidicelli
con: Ioana Butu e Daniele Dell'Agnola (fisarmonica)
regia: Laura Curino
musiche originali: Daniele Dell'Agnola
collaborazione alla drammaturgia: Laura Curino
disegno luci: Alessandro Bigatti
produzione: Teatro Sociale Bellinzona - Bellinzona Teatro, 2018

prima assoluta
10 novembre dopo lo spettacolo: incontro con la compagnia

Prezzi: tariffa C
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Martedì 6 novembre, ore 18.30
al Teatro Sociale:
Convegno "Casa dolce casa: vivere e lavorare fra le mura domestiche"
in occasione dei 20 anni di Opera Prima
cfr. flyer da scaricare con il programma in basso a destra

“Natasha ha preso il bus” è uno spettacolo teatrale che debutta al Teatro Sociale l’8 novembre 2018 e narra storie di badanti, toccando temi di grande attualità quali la terza età e le migrazioni.
Durante un’intervista, poco dopo il suicidio di due badanti in Ticino nel 2012, una badante ha confidato alla giornalista Sara Rossi Guidicelli: “Nessuno ci chiede mai chi siamo. Al massimo la gente si informa su come sta la signora o il signore insieme a noi, come se fossimo badanti e basta e non persone. Ma noi non siamo badanti e basta”. Da questa richiesta di ascolto è nato un lavoro che raccoglie testimonianze di donne dell’Est Europa arrivate da noi per occuparsi degli anziani, a casa loro, 24 ore su 24. Ne sono nati un libro e uno spettacolo teatrale. La pièce è un monologo che sarà messo in scena dall’8 al 10 novembre al Teatro Sociale Bellinzona, con la prestigiosa e capace regia di Laura Curino. In scena ci saranno Ioana Butu, attrice rumena che da anni opera in Canton Ticino, e il fisarmonicista Daniele Dell’Agnola.
Il testo è la storia di quattro badanti, tutte dell’Est, che raccontano il mondo di casa loro, il viaggio che hanno intrapreso e le motivazioni che le hanno spinte a compierlo, l’arrivo, il lavoro in famiglia, la convivenza con la persone bisognosa di cure, i sogni che restano e quelli che svaniscono, le rivendicazioni, il vissuto e l’immaginario di tutte le badanti.
Molte di loro affermano che si tratta di un “mestiere bellissimo”, ma che ha bisogno di cultura e di leggi per essere tutelato. Il teatro si fa quindi mezzo, insieme alla musica, per dare voce a chi di solito non ne ha, lanciando una riflessione e provando a creare un ponte tra i due bisogni: quello di chi cerca lavoro e migra senza la sua famiglia e quello di chi vorrebbe ancora vivere a casa propria ma non è più in grado di farlo da solo. Un accenno particolare, in questa storia, è dedicato ai figli – molto spesso, le figlie – che lavorano e non possono o non se la sentono di accogliere in casa i propri genitori. Ioana Butu ha cercato le canzoni che le badanti cantano la sera su skype ai loro nipotini, o i canti di Pasqua e Natale che si intonano nelle chiese ortodosse, per interpretarli accompagnata dalla fisarmonica di Daniele Dell’Agnola.