Ti voglio bene più di Dio

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Giov, 24/11/2011 - 20:45
Con il sostegno di: 

 

di Mimmo Sorrentino
con Giorgio Ganzerli, Angela Malfitano, Adriana Busi, Simone Tiraboschi, Luca Cavalieri, Yuri La Cava, Martina Panzarasa

Produzione: Teatroincontro, 2011.
Testo e regia: Mimmo Sorrentino
Scene e costumi: Rosanna Monti
Musica: Andrea Taroppi

Al termine dello spettacolo: incontro con l’autore e regista Mimmo Sorrentino

Ho scritto “Ti voglio bene più di Dio” prima della tragedia di Avetrana e prima delle altre tragedie familiari che ci saranno da ora in poi. In Italia vi è mediamente una Avetrana ogni due giorni.
La famiglia è un'emergenza nazionale, e “Ti voglio bene più di Dio”, nel raccontare di abusi sessuali su minori commessi nell'ambito familiare, racconta questa emergenza.
Nel dramma “l'abnorme” abuso si trapassa da generazione a generazione, come cromosomi difettosi, provocando l'estinzione di una stirpe. In questo non si discosta dall'Edipo. E, come nell'Edipo, i protagonisti non vedono l'incesto, finché non viene loro rivelato.
L'incesto non si vede.
La differenza sostanziale è che in “Ti voglio bene più di Dio”, a recitare il ruolo di Edipo è lo spettatore. É lo spettatore a non vedere l'incesto, e quando glielo si rivela, è costretto, come il figlio di Laio, a prendere coscienza di essere vissuto senza riconoscere ciò che vedeva. A differenza di Edipo qui il posto del destino e della maledizione è affidato alla “Dummheit”, che in italiano si traduce con “stupidità”, ma una stupidità che non è cattiveria e neppure mancanza di ingegno, piuttosto mancanza di responsabilità, parola che va presa alla lettera dal latino, quale capacità di rispondere.
Affido il ruolo di Edipo al pubblico per portarlo, attraverso questa esperienza teatrale, a far propria la speranza di Bonhoeffer, ossia che ci sia un redenzione al di qua della morte.
Mimmo Sorrentino

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Mimmo Sorrentino

Il metodo di lavoro teatrale di Mimmo Sorrentino, nato a Salerno nel 1963 e laureato in scienze politiche, si ispira ad un metodo proprio delle scienze sociali, detto “osservazione partecipata”. Gli è stato assegnato il Premio Enriquez 2009 per l’impegno civile.