Quanti dettagli servono per raccontare la storia di Michelangelo Merisi da Caravaggio? C’è la peste da bambino, la fame e la povertà da giovane e poi pittore apprendista con il successo fulmineo e scapestrato. Ma sempre litigi, tentati omicidi, agguati in strada, denunce e un omicidio riuscito. E ancora arresti, scarcerazioni, protettori, amanti e infine una grazia arrivata troppo tardi.
Poi le tele, dato che lui gli affreschi non li sapeva fare, solo a olio riusciva. I soggetti, le fonti bibliche, apostoli santi madonne, amori poco sacri e molto profani, prostitute per madonne, giovani compagni di letto per angeli. Corpi provocatori e sensuali perché in lui la sensualità trabocca: sulle labbra, nelle cosce aperte degli angeli, nei seni turgidi delle madonne. Ma soprattutto la sua mano, che con la stessa facilità impugna il pennello e la spada e lo fa con la medesima violenza. Dipinge calcagni neri, unghie sporche, sangue a fiotti, orrore, notte, pochissima luce e tanta strepitosa meraviglia selvaggia.