“Le dieu du Carnage” è un testo che ritrae un interno borghese parigino dove regna un’atmosfera compunta, cordiale e tollerante che ben presto si esaspera virando su toni crudi e feroci. La dinamica è quella di una doppia coppia di genitori che hanno appena fatto conoscenza e si incontrano per cercare di risolvere, da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere, una questione che inizialmente pensano di minimizzare: una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli di undici anni. Ma, a poco a poco, le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, correttezza politica, apertura mentale e dirittura morale si sgretolano. E sotto quelle maschere appare il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto.
Con uno humour corrosivo e un cinismo noncurante, Yasmina Reza costruisce un brillante psicodramma, porgendo allo spettatore uno specchio deformante in cui scoprire qualcosa che lo riguarda molto da vicino.
Da quasi vent’anni “Carnage”, resa celebre al cinema da Roman Polanski, conquista i palcoscenici di tutto il mondo.