Un concerto performativo, bizzarro e tragicomico, con una cantante mariachi sui tacchi a spillo, un cowboy scintillante, costumi da cabaret futurista e un affascinante intreccio di sonorità. Le musiche, per la maggior parte originali, attraversano registri diversi, dal folk all’indie, passando per elementi jazz e influenze barocche. I brani e l’azione scenica non si sovrappongono ma piuttosto irrompono l’uno nell’altra, rimescolando la gerarchia dei linguaggi e giocando con generi e stili diversi. Dietro una facciata di giocosa ironia, si annidano dubbi e contraddizioni con cui i performer formulano una richiesta di autonomia dell’identità politica, sentimentale e artistica, chiedendosi se ciò sia possibile in un contesto di costante compromesso tra violenza e sicurezza, controllo e libertà.